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LO SRI LANKA VISTO CON GLI OCCHI DI ASTRID NIARI

Sri Lanka 2017.

Nel 2017 trovare un posto che ancora non è stato invaso dal turismo e che non ha cambiato le radici della cultura locale, è quasi impossibile. Il mondo sta cambiando così velocemente che è sempre più raro vedere qualcosa che è rimasto intatto, puro. Tipo Bali, a distanza di due anni sembrava di stare in un posto completamente diverso. Ovviamente siamo un mondo multiculturale e quello non deve cambiare, anche se siamo tutti diversi, ci completiamo l’un l’altro.

Sri Lanka, in realtà, mi ha insegnato un’altra lezione. Non serve avere molto per essere veramente felici. Una tavola da surf, un borsone, qualche bikini, qualche vestito, un biglietto e un passaporto. I soldi sì, ma nemmeno troppi. Se vuoi vivere la loro cultura bisogna adattarsi.

Il piano era arrivare a Arugam-Bay stare per qualche giorno e magari visitare la costa sud, Ella, Kandi, le piantagioni di tè e altre cose. Alla fine a che serve fare piani se poi non li seguirai? Io avevo trovato il paradiso.

Arugam-bay, poco prima della stagione delle piogge, mi ricordava quelle terre al sud di Lombok in Indonesia, ancora intatte, quasi incontaminate.

Dall’aeroporto sono andata in un hostel a Colombo che avevo prenotato per la notte. Me ne volevo andare dopo 5 minuti. Era il caos più totale, sarà un esperienza che non scorderò facilmente.

Alla fine, ho preso un bus notturno dove fortunatamente un ragazzo brasiliano mi ha fatto compagnia durante il viaggio di 8 ore, in un bus che non potrei descrivere a parole, dove molte volte ho pensato che ci saremmo schiantati. Arugam-bay alle 6 del mattino, il cielo era rosa e io non vedevo l’ora di dormire.

Appena scesa dal bus è stato amore a prima vista, inspiegabile, indescrivibile. Il check era alle 13h, ho incontrato a fare colazione un ragazzo che mi ha detto : “ah non aspettare ti presto l’altra tavola vieni a surfare con me, andiamo a Peanut farm uno spot qui vicino”. Non me lo sono fatto ripetere due volte.

Dopo 15 min di tuk tuk eccoci li, a Peanut farm, ancora non lo sapevo ma sarebbe stato lo spot che non avrei più lasciato per un mese intero. Mi mancava il fiato, camminavamo scalzi in mezzo a quella piccola foresta, qualche casa qua e la, un bar e una bellissima casa sull’albero.  Alla fine eccolo lì, l’Oceano.

Le onde erano basse, ma ero felice. Sono stata ancora più felice quando ho scoperto che quello era il Baby Point, per Beginners e qualche Longboard. Ci incamminiamo di nuovo, passiamo in mezzo a delle rocce ed eccolo: il Main point di Peanut farm. Una destra lunga e bellissima, con volte tubi nella prima sessione davanti alle rocce.

Mi sono innamorata. Non riuscivo a capire se era più caldo fuori o dentro l’acqua, so solo che non volevo più uscire, continuavo a ridere da sola, forse perché non avevo dormito, avevo mangiato 2 cracker. Ma eccomi là a sorridere e a surfare con solo altre 5 persone in acqua.

Il resto come si dice è storia, di tutti i posti che dovevo visitare, non ne ho visto nemmeno uno. Sono rimasta al Long Hostel per un mese.

Alla fine avevamo formato una piccola crew di persone che come me non riuscivano ad andarsene. Per 4 settimane eravamo diventati i Local di Peanut farm, conoscevamo tutti e tutti ci conoscevano. Io e gli altri ragazzi abbiamo affittato un tuk tuk e perlomeno abbiamo visitato alcuni surfspot che Arugam bay aveva da offrire. Okanda, Lighthouse, Panama, Wiskey Point, ma finivamo sempre per ritornare a Peaunut Farm.

Um mese è passato così veloce, che a volte mi chiedo se è stato tutto vero. Non avevo mai vissuto, fino a quel momento, una felicità così pura. Ogni giorno, dal momento che mi alzavo, a quando andavo a dormire, ero semplicemente felice. Il mio unico pensiero era quando andare a surfare, mangiare o sonnecchiare sull’amaca. Un break di Venerdì e Sabato con dei party  spiaggia e tanto Arrak e poi via di nuovo, “surf, eat, sleep and repeat”.

Andavamo a surfare 2 o 3 volte al giorno, l’acqua era cosi calda che ci potevi cuocere la pasta, era un paradiso. Dopo 3 settimane eravamo tutti finiti o contro le rocce o contro qualcosa, io personalmente a parte le rocce ho rotto una tavola con la mia faccia, ehh i rischi del mestiere.

Tante cose ci sarebbero da raccontare: la bellezza dei posti , dei paesaggi, delle onde. Vorrei soffermarmi sulle persone. I local pur non avendo niente, ti davano tutto e alla fine facevamo tutti parte della loro comunità, anche solo per poco.

Ahhh quanto mi manca l’egg kottu, il rice and curry, i samosa, l’acqua di cocco. Il ristorante della porta accanto dove andavamo sempre ci aveva praticamente adottato nella sua famiglia, io anzi noi , ci sentivamo a casa.

Questa la parte più bella di quando viaggi da sola, ti imbatti in cosi tante storie e vite diverse che finisci per stabilire legami forti e sinceri che durano un vita. Le persone sono sincere, senza barriere, senza pregiudizi, senza paure, aperte a nuove storie, sono vere.

Il mondo è così piccolo che a volte nemmeno sai chi incontrerai e perché, ma è questo che rende ogni viaggio speciale.

È stata un’esperienza magica, alla fine sono riuscita anche a fare ciò che amo, ovvero disegnare tutte le tavole da surf dei ragazzi che stavo nell’ostello o che surfavano con noi, in Peanut farm. É una grande soddisfazione sapere che hai personalizzato una cosa cosi importante per loro come la tavola da surf, e che avrà i tuoi disegni sopra per sempre.

Ho pensato varie volte di buttare il biglietto di ritorno e rimanere là, lavorare per l’ostello e vivere cosi, con niente ma con tutto, solo cibo, acqua l’Oceano e tanto surf.

Purtroppo arrivava la stagione delle piogge e Arugam-bay chiudeva i battenti. Così anche io sono dovuta ritornare alla realtà e all’università.

Concludendo, se mi chiedete se ho visto tanti posti in Sri lanka? Risponderei di no, per un mese non mi sono mossa dallo stesso posto, ma per lo meno l’ho vissuta veramente.

Testo e Foto: Astrid Niari

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2018-10-18T08:26:16+00:00